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Imprese ed Industria italiani di fornte ad un nuovo competitor (prima puntata)

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Negli ultimi due decenni il sistema politico nella sua interezza , come del resto i principali Media nazionali italiani , si sono persi nell'osannare la nascita dell'economia “ post-moderna o altrimenti definita postindustriale “ senza alcuna v

Imprese ed Industria italiani di fornte ad un nuovo competitor  (prima puntata)       

Negli ultimi  due decenni il sistema politico nella sua interezza  , come del resto  i principali  Media nazionali  italiani ,  si sono persi nell'osannare   la nascita dell'economia “ post-moderna o altrimenti definita  postindustriale “  senza alcuna  visione d'insieme  tanto nel breve come nel medio termine  .
Finalmente  , soprattutto  grazie alla ripresa economica trainata prevalentemente dal sistema industriale italiano  manifatturiero  ( quindi dal famoso Made in Italy che spazia dal sistema tessile Abbigliamento all'industria alimentare ai centri di design e di arredamento fino alla rinascita della principale azienda automobilistica nazionale)   le posizioni e le stesse opinioni  espresse dal mondo politico e dai media  stanno riportando al centro dell'attenzione il “ sistema imprenditoriale ed industriale “ nell'ottica del consolidamento della sua ripresa e di come si debba  operare per permettere che tale crescita si possa trasformare in uno sviluppo economico  strutturale .
L'impresa italiana sia essa industriale e manifatturiera che  di  servizi sta conoscendo una nuova stagione caratterizzata dal conseguimento di traguardi fino a poco tempo fa insperati specialmente se inquadrati nella vecchia ottica declinante e  " postindustriale " .
Il conseguimento di tali successi nasce proprio  da quel processo di  integrazione  successivo alla comprensione  di quel fenomeno  ormai avviato ed  inarrestabile  definito "  globalizzazione dei mercati " .

Dapprima si è operato seguendo delle direttive  semplicemente istintive  rispondendo  a delle ragioni economiche , e del resto validissime , che  da una parte hanno  reso necessaria e vitale  una politica mirata di delocalizzazioni delle produzioni a basso valore aggiunto mentre  si è venuta formando  la consapevolezza della importanza per le aziende italiane delle opportunità nascenti conseguenti le aperture di quei  mercati di sbocco una volta irraggiungibili non solo in termini fisici quanto di potenzialità economiche :   che ora invece beneficiano di un primo boom economico  grazie alle nostre delocalizzazioni .
Questo nuovo assetto politico-economico ed imprenditoriale globale  risulta ovviamente in continuo fluire e non offre dei punti di riferimento determinati che possano essere ritenuti stabili .
Al contrario risultano sempre più legati e condizionati   dal contesto mondiale inteso nella sua più assoluta complessità .
Ora emerge evidente anche ad un osservatore non particolarmente attento come qualsiasi  evento sia esso nazionale come regionale , di natura economica  politica o sociale ,  possa influire nello  scenario mondiale economico-politico   anche solo modificando semplicemente le aspettative economiche del mercato e quindi i comportamenti del consumatore .
Quindi il “ divenire “ continuo e veloce della evoluzione delle diverse società che compongono lo scenario mondiale  porta ad affermare quanto sia difficile inserire in questo  contesto in continuo divenire  dei parametri economici e politici che possano  essere considerati come acquisiti e da questi partire per elaborare politiche di sviluppo tanto industriale che economico  nel loro complesso .
Tuttavia la presa di coscienza di tale difficoltà nel fissare dei " parametri  acquisiti "  di riferimento  economico politici e sociali fino a quelli di costume di per sé determina una consapevolezza se non addirittura una certezza .
La necessità  , cioè , per qualsiasi operatore economico  che intenda   intraprendere in questo contesto evolutivo un'attività imprenditoriale  o gestire la propria ,  di considerare tutte o quantomeno quelle più importanti variabili  che possano determinare degli “ scarichi “ ( termine velistico ) sulla sua navigazione nel mare aperto e tempestoso dell'economia globale .

Ma se questo rappresenta l'approccio vincente per un imprenditore, tuttavia desta un certo sconcerto come  si sorvoli con  superficialità sull'aspetto distributivo che sta caratterizzando  tanto lo scenario urbano sia nazionale ed internazionale che le stesse politiche commerciale delle aziende .
In altre parole emerge una certa leggerezza nel non aver saputo comprendere appieno l'importanza dei siti commerciali , siano essi Shopping Mall o distribuzione organizzata fino al franchising  ed alla loro importanza nello sviluppo delle aziende industriali .
Ovviamente tali considerazioni trovano delle numerose ed importanti eccezioni ma che da sole non cambiano la sostanza delle considerazioni .

Risulta sufficiente osservare con una certa attenzione come all'interno di un supermercato , cominciando  dai prodotti di largo consumo ma la rilevazione   vale per tutte le categorie di prodotto compreso il tessile abbigliamento ,  la distanza  nei prezzi tra i prodotti industriali a forte Brand  con una immagine frutto di notevoli investimenti in ricerca&sviluppo - comunicazione   ed i prodotti Private Lebel , ovvero prodotti con brand di proprietà della società di  distribuzione ,   sia ormai minima se non addirittura nulla  .
Questo avviene tanto per i biscotti quanto per l'olio e vede contrapposti soggetti imprenditoriali   industriali e soggetti distributivi che   affrontano il mercato con  investimenti in ricerche di prodotto , costi e logiche differenti .
L'industria alimentare deve infatti sostenere investimenti nella  fondamentale  ricerca nella sua creazione  del prodotto  che nella sua  affinazione al fine di sintonizzarsi con le  aspettative del mercato .
Al tempo stesso gli  investimenti si rendono necessari nella  comunicazione al fine di offrire  visibilità alla qualità del proprio prodotto associandola al proprio marchio :  attivandosi , quindi , attraverso  una politica di advertising aggressiva che " debanalizzi "  il prodotto e riesca  farlo uscire dall'anonimato  associandolo al proprio brand .
Questi costi ovviamente vengono spalmati sul prezzo finale al consumatore ma con un aspetto  aggiuntivo importante .
Il  private label si appropria della visibilità del singolo prodotto e della sua qualità percepita   dal  consumatore  attirandolo verso un prodotto similare  ma che non risulta frutto di alcun investimento  in ricerca e specialmente all'inizio con un  prezzo al consumo decisamente inferiore .

Addirittura ora  i private label si trovano in una posizione di tale forza  da potersi presentare al mercato con prezzi  simili se non eguali al prodotto industriale e di forte brand di riferimento .
Questo indica una   consapevolezza della forza di tali soggetti distributivi e espone  le aziende industriali  ad essere ancora più soggette  alla concorrenza ed alla micidiale spirale di un continua ricerca di ottimizzazione dei  costi al fine di  mantenere un prezzo al pubblico competitivo  non solo con la concorrenza dei paesi a basso costo di manodopera  ma anche quella dei soggetti distributivi .

Di fatto la grande distribuzione , sia essa straniera o nazionale per altro con una  importanza marginale  , usufruisce " gratuitamente " della percezione di qualità e di valore di un prodotto  sia esso un  biscotto  l'olio extra vergine  o la giacca con gli spacchi laterali .
Questa percezione , invece ,  risulta essere  la risultante di investimenti in ricerche e sviluppo di soggetti imprenditoriali industriali .
Nel loro complesso , infatti ,   tutte le politiche di advertising se hanno l'obbiettivo di comunicare il brand legato ad un prodotto , sia esso il maglione di cashmere o la pasta , implicitamente  comunicano al pubblico una percezione di importanza nella vita quotidiana di un determinato  bene  : in altre parole la  qualità ed unicità intrinseche  anche  slegate dalla brand stesso .
Durante gli anni 70 e 80  iI cashmere ha ottenuto una grande visibilità grazie soprattutto alla comunicazione di aziende importanti nazionali quanto internazionali , come per esempio Loro Piana o Ballantyne .
Ora lo stesso capo viene venduto da diversi soggetti imprenditoriali , ed anche della grande distribuzione ,  i quali legittimamente  si appropriano  in questo modo del valore aggiunto che tale capo possiede grazie alla ricerca ed alla comunicazione  ormai assimilata   dal consumatore nel suo complesso .
In altre parole la distribuzione si appropria della percezione di know how scaturita dagli investimenti di altri soggetti imprenditoriali , in questo caso industriali , senza aver impegnato alcuna risorsa finanziaria in ricerca e tanto meno sviluppo.
Lo stesso , avviene per altro , nel settore alimentare.
Si pensi ai frollini  o ai galletti della Barilla che vengono venduti accanto a biscotti uguali con un private label dalla distribuzione e che si avvalgono per stimolare la scelta del consumatore della percezione di qualità che il frollino possiede grazie all'investimento ed alla ricerca sul prodotto della casa parmense. (continua)

Francesco Pontelli

 

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