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Oltre il Colosseo: arte e scienza del parlare in pubblico

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Imparare a parlare “al” pubblico
LEONARDO FRONTANI

Oltre il Colosseo: arte e scienza del parlare in pubblico

Non solo managers, ma anche formatori, politici, giornalisti e personale scientifico, dovrebbero sentirsi naturalmente portati ad un training specifico per imparare a parlare “al” pubblico.

Troppo spesso le persone che sono chiamate a comunicare, lo fanno convinte che sia qualcosa che viene naturalmente come camminare. Purtroppo l'efficacia nella ricerca del consenso dipende dall'esercizio del public speaking come arte e come scienza.

Per esempio uno dei problemi principali è l'attitudine alla sintesi. E' lo scarso tempo a disposizione a obbligare alcuni relatori a condensare troppi argomenti, perdendo velocemente il controllo dell'aula. Di solito in un congresso si hanno 15 minuti per un o speech, tenendo conto anche che vi possono essere eventuali domande. Bisogna far si che il messaggio principale -non tutti i dettagli- arrivi all'uditorio. Quindi occorre calibrare bene la presentazione, senza esagerare. Questo si può imparare.  Negli oratori apprezzo prevalentemente la chiarezza, la fluenza del discorso, e perchè' no, l'essere divertenti. Gli anglosassoni in questo sono dei maestri. Loro hanno una vera tradizione "di scuola", sin dall'università sono abituati ad esporre le loro idee ed ad essere sottoposti a critiche. Di sicuro ci fa perdere immediatamente interesse è una serie di "slides" farcite di testo. Pensate ad un piano d'azione lanciato ad un gruppo di venditori. Non e' possibile decodificare tantissimo testo o numeri in pochi istanti, magari aiuta chi presenta, ma di sicuro chi ascolta perderà la maggior parte dei contenuti.
E' vero che l'aula si impara a gestirla, come dice Christophe Accadia, scientific manager di Eumetsat, con il famoso metodo "Colosseo": andando nell'arena, ed imparando dai propri errori. Comunque prepararsi al meglio è fondamentale e dà molta sicurezza aiutando ad affrontate l'ansia della platea in attesa. La glossofobia, la paura del parlare in pubblico, coglie a fasi alterne il 70% delle persone; entrano in ballo anche sensazioni primordiali, come l'essere soli davanti a tante persone che attendono.  Qui può aiutare il pensiero di trovarsi davanti ad una platea di amici.
Il buon conferenziere si accorge se la gente la segue o si annoia.
In aula occorre avere una "situation awareness", essere coscienti degli sguardi, delle posture poichè le persone comunicano anche con il corpo il loro interesse o meno.
Prendiamo lezioni per migliorare il nostro rovescio a tennis, ma poi trascuriamo l'arte di ottenere il consenso. Un manager che comunichi in maniera efficiente risparmierà molto tempo. Ma l'ingrediente di base è aver qualcosa da comunicare!

Come diceva Socrate: possiedi gli argomenti, le parole seguiranno. Ma un aiuto a volte non guasta, specialmente per chi non è naturalmente portata.


Leonardo Frontani
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