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Prima regola: Attenzione alle persone.

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Chi sono gli stakeholder, o portatori d’interessi?
MARCO PARRINI

Prima regola: Attenzione alle persone.
Chi sono gli stakeholder, o portatori d'interessi?

Con il termine Stakeholder si individuano i soggetti “portatori d'interessi” nei confronti di un'iniziativa economica, sia essa un'azienda sia esso un progetto. Fanno, ad esempio, parte di questo insieme: i clienti, i fornitori, i finanziatori (banche e azionisti), i collaboratori, ma anche gruppi di interesse esterni come i residenti di aree limitrofe all'azienda o gruppi di interesse locali (Wikipedia, l'enciclopedia libera in rete, aprile 2007).

Cominciamo ancora una volta dalla definizione di Wikipedia, anche se prima ancora di inseguire, confrontare e selezionare le differenti definizioni di stakeholder, quello che ci preme affermare è il primato delle persone, di tutte le persone che - in maniera attiva o passiva - hanno a che fare con l'attività dell'Impresa. Non è pensabile, infatti, il concetto stesso di Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR), se non a partire dal rispetto delle persone che lavorano nell'Azienda, per l'Azienda, che sono a qualsiasi titolo in rapporto con l'Azienda o, semplicemente, vivono in un ambito geografico-ambientale influenzato dalla sua attività.

L'affermazione può sembrare scontata e perfino banale, ma spesso gli interessi dei vari gruppi di cui si parla non si identificano fra loro, e talvolta sono in conflitto. E' la stessa Wikipedia a riportare, fra l'altro, una delle critiche più ricorrenti alla teoria degli stakeholder, di cui citiamo la conclusione: Per la teoria liberista della mano invisibile, accettata dagli economisti della scuola monetarista, il management deve agire nel solo interesse degli azionisti per accrescere la ricchezza collettiva, senza interferire con la capacità di un mercato efficiente di promuovere il benessere generale.

Queste due visioni, così platealmente contraddittorie, servono a definire l'ambito della questione. Sarebbe fin troppo facile “criticare la critica”, semplicemente osservando che è talmente mancante di oggettività da smentirsi da sola, nel tentativo di far coincidere tre concetti inconciliabili: l'interesse degli azionisti, la ricchezza collettiva, e il benessere generale. Ma andiamo avanti.

Il Gruppo Pirelli recita così: Con il termine stakeholder si indicano i “portatori di legittimi interessi” nei confronti dell'azienda, ovvero coloro (individui o gruppi) che hanno interessi nelle decisioni dell'impresa, ne influenzano il successo e/o sono influenzati dall'attività dell'organizzazione. Il Gruppo Pirelli adotta un approccio multi-stakeholder, ovvero persegue una crescita sostenibile e duratura basata quanto più possibile sull'equo comportamento delle aspettative di tutti coloro che interagiscono con l'azienda:
• Ambiente
• Azionisti e Finanziatori
• Risorse Umane
• Clienti
• Fornitori
• Istituzioni
• Comunità esterna

Abbiamo voluto citare la visione del Gruppo Pirelli, che non è e non appare come un'associazione benefica, ma con precisione e “realismo imprenditoriale” cita i diversi ambiti di attenzione per l'Impresa dove, a parte l'ambiente, sono indicate solo tipologie diverse di stakeholder, ossia persone (perfino inutile osservare che l'ambiente è rilevante, in quanto impatta sulla qualità della vita delle persone, di questa e delle prossime generazioni).

Una conferma in questo senso ci viene sempre da Wikipedia che, prima di riportare la critica della teoria liberista sopra citata, attribuita a Milton Friedman, annota …un'impresa con l'opinione pubblica avversa nel lungo periodo non può sopravvivere poiché nel lungo termine qualunque soggetto diventa influente e vitale, ossia stakeholder, specialmente se non è stato considerato nel passato.

Sebbene decisamente più avanzata in Europa che in Nord America, questa concezione della CSR ha fatto negli ultimi anni decisi passi avanti anche negli Stati Uniti, al punto che oggi le maggiori imprese globali d'origine americana fanno fronte ad altrettanto globali movimenti d'opinione con strategie di CSR estremamente articolate e di forte impegno (McDonald's, Nike, GE, Microsoft, eccetera), dentro e fuori i loro confini nazionali.

Per concludere questa “carrellata” sugli stakeholder, ossia sulle persone come primo soggetto della CSR, ci piace citare due passaggi dal Notiziario Gemini Europa. Il primo riguarda la classificazione degli stakeholders fra primari e secondari, secondo una definizione di Clarkson:
- Gli Stakeholders primari sono quelli senza la cui continua partecipazione l'impresa non può sopravvivere come complesso funzionante; tipicamente gli azionisti, gli investitori, i dipendenti, i clienti e i fornitori, ma anche i governi e le comunità che forniscono le infrastrutture, i mercati, le leggi e i regolamenti.
- Gli Stakeholders secondari comprendono coloro che non sono essenziali per la sopravvivenza di un'azienda o che non esercitano un'influenza diretta sull'impresa stessa; sono compresi quindi individui e gruppi che, pur non avendo rapporti diretti con essa sono comunque influenzati dalle sue attività, come per esempio le generazioni future.

Il secondo passaggio è una conclusione che ci pare estremamente coerente con il filo del discorso fin qui sviluppato:
Qualità dei prodotti e dei servizi offerti, tutela ambientale, sicurezza negli ambienti di lavoro, salvaguardia dei valori etici e sociali, sono oggi le nuove frontiere alle quali le organizzazioni devono affacciarsi per avere successo e riuscire ad oltrepassare questa fase di passaggio da una visione aziendale volta sostanzialmente al profitto ad una nella quale le aziende devono appropriarsi e fare proprie le istanze dei diversi gruppi di Stakeholders.
Tutto ciò, porta a ritenere che l'approccio etico alla globalizzazione delle attività sia l'unica via ad uno sviluppo sostenibile e di lunga durata sia per le singole aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, sia per la comunità tutta.

Marco Parrini - gruppo mcm-

 

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