Identità personale e aziendale: quando l’essere incontra il fare |
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Che cos’è l’identità? Come si costruisce? Quando? Come si mantiene? ANNA FATA Identità personale e aziendale: Un pomeriggio stavo compiendo una visita ad una nota località balneare di grande bellezza paesaggistica. Ero emozionantissima: qualche ora di libertà da ogni impegno, la temperatura mite, l'aria purissima, il cielo limpido mi rendevano radiosa dalla gioia. Ricordo di avere con me una macchina fotografica nuova, decido di metterla subito alla prova, quale occasione migliore, del resto? E così, scatto dopo scatto, fotogramma dopo fotogramma, si compone nella memoria di bit una serie di immagini di quel meraviglioso pomeriggio. E intanto il tempo scorre. Un'ora, forse. Mi fermo, ripongo la macchina fotografica in una tasca: io voglio stare qui, le fotografie ri-creeranno, cioè creeranno ex novo ogni volta che le osserverò l'atmosfera di questi momenti, ma ora non desidero perdermi un istante di questa situazione che sto vivendo, qui e ora. Mi sono resa conto di quanto inutile e artificioso fosse il gesto di voler ‘fermare l'attimo': nel momento stesso in cui lo stavo compiendo, lo perdevo, mi lasciavo proiettare in un chissà dove, in un chissà quando e lasciavo svanire l'occasione di vivere questo ‘famoso' istante. Questa situazione, per certi versi, ha molto in comune con le definizioni del concetto di identità. Che cos'è l'identità? Come si costruisce? Quando? Come si mantiene? Forse il limite di fondo che accomuna molti degli approcci all'identità è rappresentato dal tentativo di definire qualcosa che per la sua stessa natura non è circoscrivibile completamente una volta per tutte. Proprio nel momento in cui si crede di averlo fatto, qualcosa di nuovo emerge e mette a soqquadro la definizione elegantemente confezionata. Probabilmente, oggi più che mai, in un'epoca di cambiamenti radicali e repentini, abbiamo bisogno di credere che esista, almeno in noi, qualcosa di immutabile, di stabile, di circoscrivibile, che resiste all'attacco del tempo. Questa, forse, è la nostra paura, il timore, l'ansia, l'angoscia, che questa presunta stabilità sia in realtà assai più instabile e provvisoria di quanto vorremmo. Ma se tutto cambia, come facciamo ogni mattina al risveglio ad essere certi di essere gli stessi individui della sera precedente? E, nel caso, su cosa si basa tale certezza? E' possibile trovarne un riscontro concreto? Diverse sono le risposte possibili, a seconda dell'approccio antropologico-filosofico che si adotta. Una cosa è certa: avere un'identità ben definita va di pari passo con il possesso di un progetto di vita ben strutturato, ma allo stesso tempo flessibile e adattabile al mutare degli eventi e delle circostanze. Lo stesso ruolo svolge la mission per un'azienda. Il progetto di vita, così come la vision (e la mission), non coincide con l'identità, ma ne è diretta emanazione: so chi sono (almeno in linea di massima e con la consapevolezza di essere chiamato a ridefinire costantemente me stesso) Individuo singolo e organismo azienda sono accomunati dal fatto che entrambi sono composti da una serie di unità funzionanti singolarmente, le cellule, per la persona, gli individui per l'azienda, e che l'insieme dei singoli componenti dà luogo ad un essere che è maggiore della somma delle singole parti. Esse sono unità viventi come singoli e come tutto e come tali continuamente in evoluzione, mai definiti né definibili una volta per tutte. Che cosa le porta ad aggregarsi: similitudini a livello organico (esistono cellule con caratteristiche specifiche che le vede riunite in un determinato organo, così come in azienda ci sono uffici con persone preposte ad una determinata funzione date le potenzialità e le abilità di coloro che ne fanno parte) Ciò che le cellule, gli individui, l'organismo azienda producono è l'espressione della loro natura, pur non coincidendo con essa. La racchiudono in sé, ma la trascendono. L'essere ha in potenza, come fossero dei semi, delle possibilità: è solo la decisione libera, responsabile, l'allocazione di risorse e di energia che porta ad una declinazione concreta nel fare. Un fare, però, non fine e se stesso, che non si esaurisce semplicemente nel meno agire, ma che si declina in un obiettivo da raggiungere, in un prodotto o servizio da creare. E qui entra in gioco il giusto equilibrio tra cuore e ragione, disciplina, progettualità e libertà creativa. Creare senza avere ben chiaro dove si desidera arrivare conduce ad un dispendio di tempo, risorse ed energie in termini afinalistici. Per questo è necessario munirsi di una bussola di viaggio, delle coordinate per raggiungere la meta e lasciarsi allo stesso tempo la possibilità di inventare, di creare ex-novo il percorso. Il concetto di ‘valore' è un ulteriore elemento che può fungere da bussola, da criterio di orientamento in un mondo in costante divenire e di cui l'individuo e l'organismo azienda non fanno eccezione. I valori vanno intesi in senso sia terminale, sia strumentale. La prima funzione è da intendersi come guida, come essenza di vita, senza alcuna necessità di declinazione concreta, che la avvicina, al limite, alla definizione stessa dell'essere. La seconda è invece ciò che concretamente orienta il fare, e ciò che suggerisce quel che è più opportuno fare in una determinata situazione in un determinato contesto. Va da sé che una persona equilibrata e coerente, così come un'azienda, dovrebbe avere dei valori terminali e strumentali in sintonia tra loro. Laddove vi è consonanza interna, è naturale che venga ricercata anche all'esterno, nel ciò di cui ci si circonda, ivi compresa azienda e rispettivi brand. Ad esempio, una persona con forte spirito ecologista, con istanze universalistiche rifiuterà a priori aziende che promuovono le coltivazioni transgeniche, indipendentemente dal fatto che i loro brand possano poi proporre un'immagine di salute, leggerezza e benessere. L'identità si può paragonare al nucleo che genera la luce del sole. Si sa che esiste un nucleo, che produce energia, che emana dei raggi di luce. Si fatica a vederlo, ma si sa che esiste, altrimenti non esisterebbero i raggi di luce. Tutto intorno vi è il prodotto della sua essenza e della sua attività. Conoscere se stessi, risalire alla radice della propria essenza, sia come persona, sia come azienda, è una condizione fondamentale per poter entrare in sintonia col proprio fare, esserne consapevoli, liberi portavoce di quel che si è, dei propri valori, rispondendo in pieno di sé e della propria libertà. Chi sta intorno sarà poi in grado di percepire l'autenticità di essere e fare e riuscirà a mettersi in sintonia con le nostre offerte professionali (e personali, che di fatto vanno sempre di pari passo). Anna Fata
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