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La comunicazione del premier italiano fa grande riferimento a quella di Bush. La comunicazione del "bene" e del "male"... con risultati sin troppo diversi.
Bush & Berlusconi
Questo intervento è scritto prendendo in considerazione la comunicazione di George W. Bush e quella di Silvio Berlusconi (rapportandola al centrosinistra). Chi lo ha scritto non ha intenzioni politiche o partitiche ma l'interesse dell'osservatore esterno. Il lettore è pregato di avvicinarsi alla lettura in modo asettico.
Silvio Berlusconi, come dissi nel primo post di questa rubrica, può essere considerato un comunicatore naturale. Come è facile immaginare, però, la sua comunicazione è stata curata da un gruppo di fedelissimi che hanno curato la sua immagine e i suoi discorsi.
Da un po' di tempo però il premier italiano ha cambiato stile lasciando intendere agli operatori del settore che qualcosa non va: sembra che abbia timore di perdere le elezioni. La sua nuova linea comunicativa – quella del “male” a sinistra – è sicuramente poco efficace.
Ecco il perché.
La prima comunicazione del candidato premier Berlusconi (elezioni 1994) mostrava, anche con accorgimenti digitali di non poco conto (ma fu una novità nella comunicazione politica), un candidato sicuro di sé che con la forza dei suoi media riuscì ad imporsi. Berlusconi, un uomo nuovo – allora – in politica, faceva simpatia ed ispirava grande fiducia alla gente perché prometteva una Italia nuova e grande benessere per tutti. Berlusconi fu eletto ma durò in carica pochi mesi.
Rieletto nel 2001 il premier ha aumentato la sua presenza nei media e l'attacco frontale contro la sinistra. La data cruciale però del cambiamento della situazione politica a livello mondiale è sicuramente l'11 settembre: attacco terroristico alle “Twin Towers” di New York. Da allora la propaganda politica e ogni messaggio del presidente Bush jr. fa riferimento a quel fatto che ha sconvolto gli Stati Uniti. Bush, presidente degli Usa colpiti fin dentro al cuore finanziario – fino ad allora c'era il mito dell'intangibilità degli Usa – parla di “bene contro male”. Una retorica semplice per le menti semplici: nulla di complicato, frasi fatte, roba da cartoni animati. Una retorica che, però, si insinua nel cuore e nelle menti degli americani: “noi siamo il bene, loro (i terroristi) sono il male”.
Si prenda in considerazione anche, però, la visione dei “contro” Bush che in varie fiction satiriche– andate in onda negli Usa prima e dopo l'attentato del 2001 – “accusavano” il governo di “cercare” un nemico perché “non c'è pace e unione senza un nemico da combattere” e “caduto il comunismo russo con chi ce la prendiamo? con gli arabi?”. Esattamente ciò che accadde con l'Afghanistan, l'Iraq e con stesura della famosa lista degli stati “canaglia” e cioè con tanti paesi del blocco, guarda caso, mediorientale.
Berlusconi, da un anno circa, essendosi l'Italia affiancata agli States per quanto concerne la politica estera, sembra aver preso dal più potente collega Bush la retorica del bene e del male per trasporla nella politica italiana. Così, all'improvviso, il centrodestra diviene il bene e il centrosinistra diviene il male. Una comunicazione dai contenuti tanto bassi da lasciar pensare che il premier non stia più seguendo i consigli del suo gruppo di comunicatori. Da un punto di vista politico trasmette, però, l'idea di temere gli avversari al punto di cercare di demonizzarli in ogni occasione.
Una comunicazione che non funziona anche perché, e meno male, in Italia non c'è stato un “11 settembre” da addebitare al centrosinistra.
“Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo”. Questa frase, pronunciata di recente dal premier, ha provocato moti di disapprovazione anche all'interno della Casa della libertà. Lascio ad ogni lettore la propria valutazione.
“La sinistra ha l'unico fine di conquistare il potere. Questa pura eventualità, che resterà tale perché noi la impediremo, getterebbe il Paese nel caos e nella ingovernabilità”. Una frase come questa non dà fiducia alla gente. Fa pensare che chi la pronunci abbia l'acqua alla gola e non voglia perdere, lui, il potere. Crea, in realtà, un grande clima di sfiducia verso le istituzioni. Verrebbe da dire: “La sinistra ha l'unico fine di conquistare il potere….. lei, però, di mantenerlo”.
“Ci può essere un comunismo senza comunisti, il fatto è che non è cambiata in loro la mentalità, la forma mentale, l'opposizione criminalizza l'avversario, sostiene il massimalismo dei sindacati come la Cgil e utilizza la giustizia per attaccare gli avversari”. Starei attento a dire una frase di questa quando nella mia coalizione c'è chi esalta “finalmente” il neo-fascismo.
“Lo dico chiaro, io sono il Bene. La sinistra, invece, sceglie sempre il Male”. Sono senza parole.
“Non ho detto che loro sono il Male e noi il Bene, ma non è colpa nostra se loro scelgono sempre il Male”. Senza parole 2.
“Lo so bene anch'io che Fassino non è come Stalin, è magro e non ha i baffi”. Si scade. Si scade troppo per parlare anche solo di comunicazione. Non ci siamo proprio. Mi spiace dirlo ma siamo al cabaret, all'avanspettacolo.
Ho riportato poche frasi, fra quelle recentemente pronunciate dal premier italiano, che non hanno senso se viste nell'ottica della storia della politica italiana. Risulta incredibile che qualcuno possa credere a queste affermazioni. Si sta facendo leva sulle paure della gente per spingerle ad esprimere un voto. Nessun politico è un buon politico quando mette paura agli elettori.
Aggiungerei, inoltre, che troppo spesso il premier scatena polemiche con dichiarazioni (e talvota gaffes) che ritratta il giorno dopo accusando i giornalisti di averlo frainteso o "rigirando" la tematica accusando il centrosinistra. Ultima la polemica sul ruolo del Presidente della Repubblica. Un continuo attacco che, purtroppo, denota come il nostro premier abbia scarso rispetto per le istituzioni di cui fa parte.
Dall'altro lato, invece, nonostante le accuse di essere violenti si assiste ad una politica confusa ma pacata (questo potrebbe far risultare simpatici): Fassino, Prodi, Rutelli, Pecoraio Scanio, hanno una immagine basata su tranquillità e serenità. Hanno, inoltre, azzeccato come Ulivo una buona campagna di comunicazione. Ricordate quella del “E tu arrivi a fine mese?”. Senza demonizzazioni, senza bene e male. Semplicemente vicina ai reali bisogni degli italiani.
E' chiaro che la parola finale spetta alle urne. Bisognerebbe anche mettere in evidenza il tempo che ogni esponente politico è presente nei media. Per questo ci sono gli osservatori e gli analisti.
Gabriele B. Fallica |









